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Luisma¿Si al coche de Batman le llaman Batmobile, como le llaman al móvil? La lengua de las mariposasMaestro: Y a proposito de volatiles: si un gallo pone huevos en la frontera de España y Francia, a que pais pertenece el huevo?
Alunno: A España!
Maestro: Por qué a España?
Alunno: Porque tenemos mas huevos!
...
Gorrion: Tu sabes por qué los hombres se montan a las mujeres?
Andres: Y eso tambien te lo ha enseñado el maestro?
Gorrion: Se dan besos y se empujan.
Andres: Quien?
Gorrion: Los hombres y las mujeres.
Andres: Bueno, anda, duermete!
...
Gorrion: y se tocan el culo! Pensiero della domenica
Nosotras que no somos como las demásEuforia. Tormento. Noches en vela. Días inactivos. Sueña despierta delante del ordenador.Se olvida el bolso en el supermercado.Sigue de largo donde debería doblar.Habla en voz alta mientras camina sola.Planea lo que le diría, o lo que debería haberle dicho. Lo que le dirá en el próximo encuentro.Corre riesgos estúpidos.Dice tonterías.Se ríe demasiado.Habla de lo que no debe.Revela secretos.Pasea de madrugada.Algo que dijo él aún le resuena en los oidos.Ve su sonrisa si cierra los ojos.Atesora las entradas de las películas que vieron.¿Qué pensaría del libro que está leyendo?.Un perfume despierta sin fin de recuerdos.Una canción le provoca sollozos.Llora un promedio de cien lágrimas diarias.Y duerme,calcula,unas cuatro horas por noche. "Esta violenta perturbación emocional (desórdenes de la atención, conexiones intrusivas,hipersensibilidad y exaltación,cuadros de ansiedad) se inicia con una pequeña molécula llamada feniletilamina(FEA), que se encuentra al final de algunas células nerviosas y ayuda al impulso de saltar de una neurona a la siguiente.Es una anfetamina natural que se acumula en el sistema límbico,el centro emocional del cerebro.El sentimiento de amor -lee- puede resultar de la inundación de FEA y otros estimulantes naturales que saturan el cerebro, transformando los sentidos y alterando la realidad." Pierde el apetito, pero a veces asalta la nevera a las seis de la mañana.Cree reconocerlo en la oscuridad de los bares y luego se da cuenta de que se ha equivocado.Escribe su nombre en servilletas sucias,y le tiemblan las manos si descuelga el teléfono.El pulso de la sangre resuena en los oídos.Una llamada suya abre las puertas del cielo.El grifo de la ducha se queda siempre abierto.Acaricia a los niños en el autobus y a los perros sarnosos que cruzan las aceras.Si camina a su lado, siempre piensa que cae y tiene que recordar como diablos se camina.Se cambia de ropa delante del espejo setenta y siete veces antes de cada cita.Se descubre imitando gestos que le ha copiado.Repitiendo sus frases en las conversaciones. "Tras algunas semanas de administración de inhibidores de la MAO -lee-, un hombre perpetuamente enfermo de pasión comenzó a tomarse con mas calma sus relaciones de pareja y pudo incluso vivir solo con bienestar.Aparentemente ya no anhelaba la respuesta de la FEA.Este paciente hacia años que estaba en terapia.Sin embargo parece que hasta que no se le administró ayuda química fue incapaz de aplicar lo que había descubierto debido a su irrefrenable respuesta emocional." Bebe demasiado.Come chocolate.Deja las llaves puestas en la cerradura.Cuando duerme sola se abraza a la almohada.Sopesa cada instante del tiempo compartido.Se sabe de memoria su talla de jersey.De pantalones,camisas , calcetines y botas.Llama a casa cuando sabe que no está.Paladea su voz en el contestador. Le obsesiona el color de su ropa interior, y se pone una falda, la primera del año. Sospecha que la química no hará nada por ella. Lucía Etxebarria La Dolce Vita...?"Il sogno della dolce vita
Anno 2194Prendo in prestito il link scoperto in quel di Demopazzia e copincollo per intero il contenuto della pagina web. Semplicemente geniale.
Viva l'Italia
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
Viva l'Italia, l'Italia che lavora, Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
Francesco De Gregori MetaViaggioLe ho contate: 18 ore e 30 minuti passate in treno e 2 ore e 35 minuti passate nelle varie stazioni ad aspettare i ritardi delle FS. Ho contemplati diversi tipi di treno, dall'InterCity al regionale, dall'Eurostar all'Interregionale, ognuno con i suoi vagoni, con le sue prenotazioni, con i suoi sedili, più o meno comodi, ma tutti rigorosamente vicino al finestrino. Adoro vedere il paesaggio che cambia, collina dopo collina, e tornare a rivederle con un altro sole ed un'altra luce. E ho fatto di tutto per ammazzare il tempo: sbirciavo la famigliola straniera e i loro bambini color caffèllatte, la madre bianca cadaverica, il babbo nero pece. E mi stupivo anche dei fratellini se non gemelli altoatesini che se ne stavano buoni a leggere libri di fantascienza. E pensavo a mio fratello che non sa leggere altro che i miei Topolino di quand'ero piccola e le riviste sulle nuove tecnologie. Tra una fotografia dei vigneti romagnoli e una canzone dei Mecanos ho preso il mio bel "C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo" e ho cominciato a leggerlo. Adoro tutto ciò che è 'metaX' e il metaviaggio che stavo affrontando mi piacque molto ma ne uscì stordita, un po' come quando ti fai una canna o come se ti senti spiata da dentro.
"Gli innamorati tendono a tre cose: 1) Dire che il sesso non è la cosa più importante tra loro 2) Farsi promesse incredibili 3) Concepire progetti d'ogni genere per un brillante futuro. Ci si può immaginare qualsiasi cosa tranne che gli stessi progetti possano essere realizzati con un'altra persona"
"Quando pizzichi una corda di chitarra questa continua a vibrare per un certo tempo e poi vibra il silenzio ed è difficile sapere quando smette di vibrare il silenzio. A volte credo che una certa ragazza abbia smesso di vibrare ma più mi allontano più il suo silenzio è forte." Che fa fare l'insonnia"La felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente."
Marcel Proust Quando?"Algún día en cualquier parte, en cualquier lugar indefectiblemente te encontrarás a ti mismo, y ésa, sólo ésa, puede ser la más feliz o la más amarga de tus horas."
Pablo Neruda
Un giorno ovunque tu sia, in qualunque luogo indefettibilmente incontrerai te stesso, e quella, solo quella, può essere la più felice o la più amara delle tue ore.
Un postIn ogni ciclo che si riappropria del suo inizio, in ogni cerchio che si chiude, c'è il momento dei resoconti, bilanci, delle valutazioni, chiamateli come volete. E in ogni nuovo cerchio che si apre, ci sono anche i momenti del "tu vieni con me" e del "tu resti nel cestino"; insomma, una sorta di pulizie di primavera, no? Rovistando tra i file del pen drive stavo cercando di buttar via tutto ciò che, terminata la tesi e con la corona d'alloro già sul capo, ormai non mi serve più. E ho trovato un post mai postato:
"Uno specchio e due piastrelle con lo sfondo marrone disposte a caso, si direbbe, con su dipinte delle case bianche dai tetti rossi e uomini dalle forme rotondeggianti. Questo è tutto ciò che vedo sulla parete accanto al mio letto. La stanza appare abbastanza spoglia tranne che per alcuni cimeli lasciati dalle ragazze che ci dormivano precedentemente: delle rose morte, un paio di specchi, un poster, due portapenne con tanto di penne, matite, forbici, temperino, gomma, spillatrice funzionante, post-it, una specie di portagioie in legno, un cartellone pubblicitario dell’Umbria Jazz di quelli che l’organizzazione dell’evento si dovrebbe riprendere alla fine del festival ma che di solito si ritrovano appesi nelle case degli studenti, come per dire “c’ero anch’io”; e una sorta di fermacarte con sopra raffigurata l’immagine di Padre Pio: era destino! :) Un’altra volta da capo. Un’altra volta torno a coprire il bianco delle pareti. L’ultima volta che lo feci fu un anno fa meno 17 giorni e le riempii talmente tanto da dover cominciare una settimana prima del ritorno a togliere tutto. Ricordo che era una sofferenza dover staccare una ad una le foto, le scritte, i poster, le poesie, le canzoni appese in un lasso di tempo durato 9 mesi. In una settimana le pareti tornarono ad essere vergini, tranne che per qualche buco qua e là, un po’ come delle cicatrici."
Le pareti le lasciai come le trovai: me ne sarei andata dopo un mese e lasciare altre cicatrici forse ne sarebbe valsa la pena, forse no. Non ricordo perché non lo pubblicai, probabilmente per mancanza di tempo: lo scrissi il primo settembre, appena arrivata a Perugia dopo un'estate deprimente e una Marina depressa, piena di esami da fare, di libri da studiare e con una tesi ancora da chiedere. Rileggendolo, e leggendo le altre lettere scritte e inviate (alcune) a persone e luoghi ormai lontani nel tempo e nello spazio, mi sono rituffata nel passato, cosa che non facevo già da tempo. Inevitabile l'ondata di fotogrammi che mi hanno assalita. Ormai è una sensazione piacevole, tutt'altro che temibile.No regrets!Oggi mi sento particolarmente active & positive! Sarà l'anno nuovo o forse Saturno che esce dal segno del Cancro, fatto sta che me ne sbatto di tutto! E quindi...
Non! Rien de rien ...
Ciauz! 2006 non correre, sto arrivando...
L'amore conta [...] io e te ci siam tolti le voglie l'amore conta - l'amore conta
Ligabue
Felice 2006 a tutti. Ciauz. Under PressureMm ba ba de Um bum ba de Um bu bu bum da de Pressure pushing down on me Pressing down on you no man ask for Under pressure that brings a building down Splits a family in two Puts people on streets Um ba ba be Um ba ba be De day da Ee day da - that's okay It's the terror of knowing What the world is about Watching some good friends Screaming 'Let me out' Pray tomorrow gets me higher Pressure on people people on streets Day day de mm hm Da da da ba ba Okay Chippin' around - kick my brains around the floor These are the days it never rains but it pours Ee do ba be Ee da ba ba ba Um bo bo Be lap People on streets - ee da de da de People on streets - ee da de da de da de da It's the terror of knowing What this world is about Watching some good friends Screaming 'Let me out' Pray tomorrow - gets me higher higher high Pressure on people people on streets Turned away from it all like a blind man Sat on a fence but it don't work Keep coming up with love but it's so slashed and torn Why - why - why? Love love love love love Insanity laughs under pressure we're breaking Can't we give ourselves one more chance Why can't we give love that one more chance Why can't we give love give love give love give love give love give love give love give love give love 'Cause love's such an old fashioned word And love dares you to care for The people on the (People on streets) edge of the night And loves (People on streets) dares you to change our way of Caring about ourselves This is our last dance This is our last dance This is ourselves Under pressure Under pressure Pressure Tagliatelle "in camicia"Fare la cameriera non è sempre semplice. Ci sono, sì, gli aspetti positivi come, ad esempio, incontrare un sacco di gente, conoscere gruppi interi di ragazzi infighettati che per una sera hanno lasciato le loro tipe in piena libertà, instaurare un rapporto di complicità col cliente basato sullo scherzo e qualche sorrisetto, ma purtroppo, per controbilanciare la gioviale situazione, ci si mette proprio quella coppietta di settantenni, con la puzzetta sotto al naso seduta lì, nell'angolo più lontano dall'entrata perchè sennò hanno freddo, che chiede dieci mila variazioni su due portate al massimo: " Vorrei un antipasto all'italiana senza prosciutto ma con molto salame; per primo una porzione di tagliatelle, però invece che al cinghiale, me le fai al ragù rosse, col sugo di papera e mi ci lasci i pezzettoni, che viene più saporita; come secondo la tagliata rucola e grana...ma al posto del grana ci metti il parmigiano, se non reca disturbo, aggiungendo dei pomodorini pachino e la rucola per favore se non la mette è meglio, mi si infilza tra i denti. Ah, dimenticavo, media cottura. Per mia moglie naturalmente ben cotta! Sa, non sopporta la vista del sangue...Poi per il dessert ci pensiamo dopo. Grazie." Grazie a ‘sto c...o! Hai fatto mille cancellature sulla comanda e scritto le modifiche dietro la pagina perchè non c'era più posto! E naturalmente tutto ciò quando hai la sala piena, il cuoco che sbraita in cucina perchè devi servire i ravioli appena fatti e una tavolata di ubriachi che chiede ancora vino rosso al suon di una certa filastrocca che fa “ l’acqua fa male, il vino fa cantare!” E non finisce qui, perché l’artrite dei vecchietti fa si che hanno le mani un po’ tremolanti e/o arrugginite, tali da spingerli a chiederti di servir loro le tagliatelle, mettendogliele direttamente nel piatto. Non ci vedi più, ti si gonfiano le vene del collo e quella che ti passa in mezzo alla fronte, le orbite degli occhi si rimpiccioliscono tanto da far sembrare che l’occhio voglia uscirsene a fare una passeggiata, il palmo della mano ti brulica, vorresti ficcargli la testa tra la coscia di papera del ragù, mentre dalla sala più grande senti sbiascicare il tuo nome dai vari Bacco di turno; quando all’improvviso hai come una visione, la vista ti si appanna, inizi a vedere tutto bianco, tutto bianco e ti accorgi che nessuna Madonna ti apparirà e che quella bianca camicia di Ralph Lauren del vecchietto esigente potrebbe assicurarti la tua vendetta finale. Come per magia le tue molecole tornano alla normalità, gli occhi rientrano in posizione, le vene s’appiattiscono sotto l’epidermide e la voce diventa d’un tratto graziosa, soave, accondiscendente: “Ma certo, signore, con vero piacere.” Allora sì che inforchi le lunghe tagliatelle fatte a mano con le posate, tutte rosse, coperte di ragù di quella papera che pochi giorni prima starnazzava nel cortile e con fare disinvolto fai per appoggiare la pietanza nel piatto di ceramica, anch’esso bianco. Sfortunatamente e soprattutto involontariamente, una parte dell’agglomerato di tagliatelle raggomitolate, attorcigliate, avvinghiate alla forchetta che tieni in mano decide di prendere vita propria e si stacca attirato dalla forza di gravità, quando la tua mano è ancora ad un’altezza troppo elevata. Calamitata nel baricentro del piatto, la massa informe giallo-rossa prende velocità e si schianta al suolo a mo’ di meteorite. I danni sono devastanti. In un frangente di secondo la bianca visione di pocanzi cambia colore, il cavallino stesso di Ralph Lauren cerca di scappare ma viene anch’esso colpito: ormai c’è poco da fare, se non sperare che la prossima stagione vada di moda la camicia a pois. La tua vendetta si è compiuta e con una performance da Oscar ti fingi costernata, amareggiata e incredula; cerchi di rimediare ma il “Via va” è finito proprio il giorno prima! Il vecchietto ormai rassegnato ti congeda fingendo anche lui che va tutto bene e appena ti giri per rientrare in cucina provi quella sensazione di potere che raramente vivi: sono queste le soddisfazioni della vita! Il vecchietto si mangia le sue tagliatelle schiantate, la tagliata, caffé e Varnelli, paga e se ne va, senza lasciarti neanche un euro di mancia. Poco male, tanto non te l’avrebbe fatta comunque. Cyrano mon amourNon ricordo quante sere fa ho visto il film "Cyrano de Bergerac" con Depardieu e mi sono innamorata di quell'uomo dal naso deforme, d'animo nobile, aguzzo d'ingegno e colmo di versi d'amore. Riporto qui come un altro poeta ne parla ai "quasi" giorni d'oggi.
Venite pure avanti, voi con il naso corto,
Francesco Guccini
PS: rivoglio gli uomini di una volta!!! Senza baffotti riccioluti possibilmente e soprattutto senza calzamaia! Ciauz!
Asimmetrico- Quale ti piace di più? - - Mi piacciono entrambi. - - Beh non so… son diversi, il destro è più grande del sinistro ( gli dissi mentre palpava sofficemente i due seni) - -Mmm… può darsi. - - E poi, ogni volta che facciamo l’amore mi tocchi sempre il destro, è come se avesse una specie di calamita. - - Ah sì? - - Sì. - - Forse è perché mi sta più a mano. - - Forse. - - Però davvero, adoro entrambi anche se hanno grandezze diverse, neanche i miei testicoli sono simmetrici. - - Già. - - Dormiamo? - - Certo. - - Posso toccarti il seno sinistro così non s’ingelosisce? - - Puoi toccarmeli tutti e due.
Purtroppo non è farina del mio sacco ma l’ho rubata, con permesso, da una modellatrice di parole iberica.
Ciauz. Corpo a corpoStanco di vedere le parole che muoiono stanco di vedere che le cose non cambiano stanco di dover restare all’erta ancora respirare l’aria come lama alla gola. Stanco di vedere le parole che muoiono stanco di vedere che le cose non cambiano stanco di dover restare all’erta ancora respirare l’aria come lama alla gola. Andare a piedi fino a dove non senti dolore solo per capire se sai ancora camminare. Il mondo è un corpo coperto di lividi, i miei pensieri sempre più vividi. Corpi sulla strada che si lasciano affittare, tavole anatomiche da saccheggiare. Corpo perfetto, corpo immortale. Il corpo è la frontiera che si può violare. SANTI BUROCRATI SANGUE D’IPOCRITI LA VITA SPESSO È UNA DISCARICA DI SOGNI CHE SEMBRA UN FILM DOVE TUTTO È DECISO SOTTO AD UN CIELO D’UN GRIGIO INFINITO. Andare a piedi fino a dove non senti dolore solo per capire se sai ancora camminare. Sono le gambe piene di lividi, sono pensieri sempre più ruvidi. Corpi di macerie da telegiornale, corpi diplomatici in diretta a conquistare. Suona la marcia suonala ancora, la morte veste bene quando scatta l’ora. Cristi che piangono per troppo dolore, l’angoscia di un pianeta che puoi sezionare. Taglia la torta, tagliala ancora: chi è ricco resta vivo mentre il povero muore. Corpi e macerie da conquistare per un corpo d’armata sotto le fanfare. Corpo straziato, corpo a corpo, il corpo è l’innocenza che si può spezzare. SANTI BUROCRATI SANGUE D’IPOCRITI LA VITA SPESSO È UNA DISCARICA DI SOGNI CHE SEMBRA UN FILM DOVE TUTTO È DECISO SOTTO AD UN CIELO DI UN GRIGIO INFINITO. SANTI BUROCRATI SEME D’IPOCRITI LA VITA È SCRITTA SOPRA UN CUMULO DI SOGNI COME IN UN FILM DOVE TUTTO È DECISO SOTTO AD UN CIELO DI UN GRIGIO INFINITO. Subsonica Ah...Giacomino!Canto notturno di un pastore errante dell'Asia
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna? Sorgi la sera, e vai, Contemplando i deserti; indi ti posi. Ancor non sei tu paga Di riandare i sempiterni calli? Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga Di mirar queste valli? Somiglia alla tua vita La vita del pastore. Sorge in sul primo albore Move la greggia oltre pel campo, e vede greggi, fontane ed erbe; Poi stanco si riposa in su la sera: Altro mai non ispera. Dimmi, o luna: a che vale Al pastor la sua vita, La vostra vita a voi? dimmi: ove tende questo vagar mio breve, Il tuo corso immortale? Vecchierel bianco, infermo, Mezzo vestito e scalzo, Con gravissimo fascio in su le spalle, Per montagna e per valle, Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte, Al vento, alla tempesta, e quando avvampa L'ora, e quando poi gela, Corre via, corre, anela, Varca torrenti e stagni, Cade, risorge, e più e più s'affretta, Senza posa o ristoro, Lacero, sanguinoso; infin ch'arriva Colà dove la via E dove il tanto affaticar fu volto: Abisso orrido, immenso, Ov' ei precipitando, il tutto obblia. Vergine luna, tale E' la vita mortale. Nasce l'uomo a fatica, Ed è rischio di morte il nascimento. Prova pena e tormento per prima cosa; e in sul principio stesso La madre e il genitore Il prende a consolar dell'esser nato. Poi che crescendo viene, L'uno e l'altro il sostiene, e via pur sempre Con atti e con parole Studiasi fargli core, E consolarlo dell'umano stato: Altro ufficio più grato Non si fa da parenti alla lor prole. Ma perchè dare al sole, Perchè reggere in vita Chi poi di quella consolar convenga? Se la vita è sventura, Perchè da noi si dura? Intatta luna, tale E' lo stato mortale. Ma tu mortal non sei, E forse del mio dir poco ti cale. Pur tu, solinga, eterna peregrina, Che sì pensosa sei, tu forse intendi, Questo viver terreno, Il patir nostro, il sospirar, che sia; Che sia questo morir, questo supremo Scolorar del sembiante, E perir dalla terra, e venir meno Ad ogni usata, amante compagnia. E tu certo comprendi Il perchè delle cose, e vedi il frutto Del mattin, della sera, Del tacito, infinito andar del tempo. Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore Rida la primavera, A chi giovi l'ardore, e che procacci Il verno co' suoi ghiacci. Mille cose sai tu, mille discopri, Che son celate al semplice pastore. Spesso quand' io ti miro Star così muta in sul deserto piano, Che, in suo giro lontano, al ciel confina; Ovver con la mia greggia Seguirmi viaggiando a mano a mano; E quando miro in cielo arder le stelle; Dico fra me pensando: A che tante facelle? Che fa l'aria infinita, e quel profondo Infinito seren? che vuol dir questa Solitudine immensa? ed io che sono? Così meco ragiono: e della stanza Smisurata e superba, E dell' innumerabile famiglia; Poi di tanto adoprar, di tanti moti D'ogni celeste, ogni terrena cosa, Girando senza posa, Per tornar sempre là donde son mosse; Uso alcuno, alcun frutto Indovinar non so. Ma tu per certo, Giovinetta immortal, conosci il tutto. Questo io conosco e sento, Che degli eterni giri, Che dell' esser mio frale, Qualche bene o contento Avrà fors'altri; a me la vita è male. O greggia mia che posi, oh te beata, Che la miseria tua, credo, non sai! Quanta invidia ti porto! Non sol perchè d'affanno Quasi libera vai; Ch'ogni stento, ogni danno, Ogni estremo timor subito scordi; Ma più perchè giammai tedio non provi. Quando tu siedi all' ombra, sovra l'erbe Tu se' queta e contenta; E gran parte dell' anno Senza noia consumi in quello stato. Ed io pur seggo sovra l'erbe, all'ombra, E un fastidio m'ingombra La mente, ed uno spron quasi mi punge Sì che, sedendo, più che mai son lunge Da trovar pace o loco. E pur nulla non bramo, E non ho fino a qui cagion di pianto. Quel che tu goda o quanto, Non so già dir; ma fortunata sei. Ed io godo ancor poco, O greggia mia, nè di ciò sol mi lagno. Se tu parlar sapessi, io chiederei: Dimmi: perchè giacendo A bell'agio, ozioso, S'appaga ogni animale; Me, s'io giaccio in riposo, il tedio assale ? Forse s'avess' io l'ale Da volar su le nubi, E noverar le stelle ad una ad una, O come il tuono errar di giogo in giogo, Più felice sarei, dolce mia greggia, Più felice sarei, candida luna. O forse erra dal vero, Mirando all'altrui sorte, il mio pensiero: Forse in qual forma, in quale Stato che sia, dentro covile o cuna, E' funesto a chi nasce il dì natale. + 1“..Non voltarti ti prego, nessun rimpianto per quello che è stato,
Modena City Ramblers |
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